IL TEATRO DEGLI ANIMOSI

teatroIl Teatro degli Animosi di Marradi fu edificato a partire dal 1792, dietro commissione dell’Accademia degli Animosi, costituita dai rappresentanti delle famiglie gentilizie locali. Il 18 aprile, di quello stesso anno, fu redatto il compromesso per l’acquisto del terreno, concesso da un Accademico stesso, il signor Carlo Torriani, mentre il signor Luca Fabbroni fu immediatamente nominato camerlengo delle riscossioni dei versamenti effettuati dai venti soci associati I lavori per la costruzione del Teatro, su disegno dell’ingegnere fiorentino Giuseppe Manetti, furono affidati alle maestranze di Carlo Mughini e Giovan Battista Mazza, i cosiddetti “Maestri Comacini”, mentre le opere di decorazione furono assegnate al pittore Francesco Tarchi.

La costruzione del teatro fu completata verso la fine del 1806 e sin dall’inizio il teatro fu dotato di un impianto di riscaldamento ad aria calda a mezzo canalizzazioni in muratura. Dalla costruzione fino alla “Festa del Centenario” non si hanno notizie di modifiche rilevanti, salvo l’apposizione di una lapide ricordo con i nomi dei venti Accademici fondatori, tuttora visibile nel foyer del teatro.

I primi restauri accertati risalgono all’inizio del ‘900, quando il teatro subì importanti img_6348
trasformazioni strutturali e fu dotato di un impianto di illuminazione elettrica, messo in opera gratuitamente dall’ingegnere marradese Lorenzo Fabbri, ideatore e comproprietario della locale centrale idroelettrica “Fabbri e Buratto”. I lavori furono eseguiti sotto la guida dell’ingegnere Ezio Maria Michelozzi che rafforzò le strutture portanti del tetto collocandovi un nuovo argano per alzare e abbassare il grande lampadario centrale. Il soffitto e il boccascena furono decorati dal pittore fiorentino Cecconi, che vi collocò una mongolfiera simbolo dell’Accademia il cui motto era “Tutte le vie sono piane agli Animosi”. Un grande intervento di restauro fu apportato al palcoscenico e al sottopalco, dove fu ricavata una saletta bar e una cucina per le cene e i veglioni, che si tenevano regolarmente in teatro. Fu inoltre realizzato il proscenio, per assolvere alle esigenze dell’avanspettacolo, una nuova forma di divertimento che si andava affermando in quegli anni.
Quando il teatro fu reinaugurato, si presentava come lo vediamo oggi armoniosamente
raccolto intorno alla platea, capace di 80 poltroncine, su cui affacciano 33 palchi disposti su tre ordini e suddivisi da pilastrini conclusi da eleganti mensole. Al secondo piano da notare il palco centrale, originariamente riservato al “Sovraintendente”, l’Accademico che doveva vigilare sulla moralità degli spettacoli allestiti nel teatro.

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Nel 1938, a causa di dissesti economici in gran parte derivanti proprio dalle onerose spese sostenute per questo restauro, l’Accademia si sciolse e il suo patrimonio immobiliare, teatro compreso, fu messo all’ast
a. Il teatro divenne proprietà del Dopolavoro Nazionale Fascista e dal 1939 fu adibito anche a sala di proiezioni cinematografiche. Dopo la guerra, i cui bombardamenti danneggiarono gravemente l’avancorpo, il teatro fu affidato all’ENAL che lo gestì fino al 1970 quando il Comune di Marradi lo acquistò iniziando successivamente i restauri che almeno in parte lo riportarono al suo antico splendore.

Nel 1997 il Comune di Marradi decise di affidare la gestione del teatro all’associazione culturale “A Marradi c’è…”, che si basava su attività di volontariato. Nel novembre 2015, ritiratasi l’associazione “A Marradi c’è…” dalla gestione, il Comune di Marradi ha eseguito un nuovo affidamento alla “Compagnia per non perire d’inedia”, compagnia di teatro amatoriale attiva nel territorio di Marradi.

Un ringraziamento per le informazioni raccolte a Luisa Calderoni

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